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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

venerdì 8 dicembre 2017

Troppi

Troppi distacchi in questi giorni, troppi. Non penso di poter reggere a tutto mantenendo il ritrovato sorriso. Ogni volta che mi assesto un poco, ecco che l'equilibrio faticosamente ricercato si rompe. E la schiena, o la pancia, o tutto il resto seguono. Ora ho la forza di affrontare di nuovo sforzi emotivi da tempo impossibili, riappropriandomi di parti di me a lungo azzittite perché troppo emozionanti, quindi dolorose: una certa musica, l'albero di Natale. Le risate. E anche altro. Ma è come essere sotto cortisone: la forza dura finché c'è la medicina, ma è una medicina che non si può prendere quotidianamente a vita. Non riuscirò a cambiare la mia vita, ormai è evidente, troppo tardi, troppo difficile, momento troppo disperato. Chissà se potrò ritrovare almeno dei piccoli ponti, nuovi equilibri con un minimo di soddisfazione, almeno quello. Dopotutto perché non potrei provarci? Da costruire. Come mi diceva un giorno AM, uno dei miei maestri, fors'anche ammiratori... Insouciance? Ma sono stufa di erigere schermi fragili, non ho più la forza nemmeno per quello. Vedere almeno un no cangiarsi in un sì, con tutti i suoi limiti, di cui non m'importa, stasera sarebbe d'aiuto. Ma NO.

mercoledì 6 dicembre 2017

Chiuso per sole

Freddino per gli standard romani, terso e pieno di sole l'azzurro, dolce il tepore quando un raggio ti sfiora, magnifici i colori del verde, felice il moto del mattino. "Fai una passeggiata anche per me che non posso e mi manca tanto" mi accommiata chi mi sta ricostruendo con genio e pazienza la schiena. "In giornate come queste bisognerebbe chiudere tutto ovunque e andare soltanto a passeggiare", rispondo io. "Chiuso per sole." Al mondo non c'è abbastanza immaginazione.

martedì 5 dicembre 2017

Nolan canta la guerra embedded

(Questo post lo avevo scritto a luglio a Parigi e pensando di completarlo non l'ho mai pubblicato.) "We bring our army back" spiega un ammiraglio sul molo di Dunkuerque a un colonnello di fanteria. 1940: bloccati sulle spiagge del Nord (che è un département della Francia, ma bisogna saperlo), quattrocentomila soldati inglesi e francesi sono stretti contro il mare dall'avanzata dei? Dei? Dei? Di chi? Gli alieni? Le scimmie? Forse, dato che hanno appena proiettato la presentazione dell'ennesimo episodio de Il pianeta delle scimmie in programmazione la prossima settimana. Al Quaida? Lo stato islamico? Saddam no, è morto. Gheddafi impedossibilitato per lo stesso motivo. Assad? Ha le sue gatte da pelare. Erdogan? Ah, ecco! Ha stato Putin!!!! No, è il 1940, dopotutto - sempre che si abbiano elementi di base di cronologia. Il Venezuela no, per ragioni geografiche - sempre che si abbiano cognizioni della materia, se non di altre. In due ore di film Christopher Nolan riesce a non pronunciare praticamente mai la parola non dico "Nazisti", ma nemmeno quella: "Tedeschi"*. A un certo punto, forse, gli scappa detto un Wehrmacht. In una frase cosi' lunga e complicata, per un film quasi completamente privo di parole, che sfido a coglierla e collegarla a qualcosa di identificabile. Certo se ne sentono i micidiali proiettili colpire metallici e duri tutt'intorno. Ma resta invisibile quale volontà comandi quelle bocche da fuoco. Dato che i soldati nemici non compaiono mai, scelta stilistica peraltro apprezzabile, le uniformi non aiutano. Ora, che i soldati britannici e francesi avessero una chiara idea dei comandi nemici puo' essere improbabile. Ma che ignorassero cosa e chi e dove avevano causato quella guerra non credo. Un bombardiere torpediniere tedesco (M 59 Heinkel) che compare a lungo nel film viene inquadrato sempre in modo da evitare di mostrare le croci della Luftwaffe. Dev'essere spuntato dai raggi del sole. Gli spitfire invece è lecito mostrarli più volte, mentre si pavoneggiano nell'oro e nell'azzurro. Si tratta di una guerra volutamente decontestualizzata. Siamo in guerra, tutto qui. In un mondo che di contesto ne conosce sempre meno e di memoria della seconda guerra mondiale, 1939-1945, ne perde sempre più. Brr. Al contrario di Churchill si fa il nome alcune volte. Perché i soldati del Britsh Empire si siano infognati li' dentro, tra maree e bombe, o lo sai, o rimarrà un mistero. Allora se il tuo scopo è mostrare per l'ennesima volta la barbarie della guerra, vecchio copione, evita di fare riferimenti a una guerra precisa. Ma no, perché l'episodio clou del film (la flottiglia delle navi civili che soccorre i soldati accerchiati permettendo loro di imbarcarsi sulle navi da trasporto, già raccontato ad esempio ne La signora Miniver, dove la guerra in corso impediva autocensure del genere) è troppo legato alla seconda guerra mondiale e all'Inghilterra. Il film è bello da vedere. Colori pieni di sole, mare, spiagge nordiche. Acque, vento, bianche scogliere del Dorset. Nolan filma il sole, l'aria, l'acqua, gioca con gli elementi che tengono prigionieri i soldati. Il ferro delle barche, le stoffe spesse e ruvide delle uniformi, il panno morbido della lussuosa divisa dell'ammiraglio, la tela delle maschere degli aviatori, i capelli scuri, pesanti di salsedine dei giovani soldati il soffice pane in cassetta sporcato di marmellata con il the: è un film molto materico, quasi pittorico. Malgrado qualche ripetizione il piacere visivo non difetta. Il sole prende il posto delle nebbie tramandate dalle foto dello sbarco in Normandia. Quelle vengono sparse sulla storia. La trama non è un granché: i soliti dilemmi a conclusione moralistico perbenista made in USA tra la paura e l'eroismo con una spruzzata di understatement per i britannici, il solito sacrificio del povero che ci lascia le penne mentre i benestanti tornano a casa, i soliti soldati furbi che cercano una via d'uscita al macello finendo malissimo e così via. Oltre alla fotografia, alle luci e ai colori funzionano il ritmo e il montaggio alternato delle storie parallele. Si mostra una guerra permanente, una guerra in cui non ha importanza chi si batte e perché, una guerra che va accettata in maniera obbediente e senza porsi domande. La guerra perfetta dell'embedded: guardi dentro perfino alle funzioni fisiologiche dei soldati, ma le ragioni del conflitto non le vedrai mai. *Forse all'inizio, nel rullo di presentazione, scritto a caratteri piuttosto piccoli che scorrono alla velocità della luce, compare la parola Allemands. Non ci giurerei, perché scorre molto in fretta e contrariamente a quel che avvene di solito con queste sequenze la leggibilità dei caratteri è decisamente mediocre. Lo scrivo per scrupolo, più che altro.

lunedì 4 dicembre 2017

???!!!@#§ !

Questo è un post incazzato. E basta. Il pc si rompe mentre devo assolutamente lavorare e io ovviamente non ho la copia completa di tutti gli appunti. Sì, il pdc mi aveva mostrato come farlo ma dopo un po' ho confuso la procedura e ho pasticciato tra i supporti e i documenti, per cui ho smesso di farla con il programma, quindi, fatalmente le cose più recenti ci sono e non ci sono. Ma quella tablette (Lenovo) comperata a febbraio si era già rotta dopo due settimane, era stata cambiata (dopo mesi) aveva già dovuto essere reinstallata, mentre ora è appena scaduta la garanzia. Non è detto si possa aggiustare e nemmeno recuperare i dati, perché non si accende più. E non è che costi poco o nulla. Ora scrivo su un vecchio portatile del 2010, che cade letteralmente a pezzi, nel senso che si son rotte le cerniere dello schermo, ma si accende e si spegne, con la lentezza della vecchia signora, d'accordo, però senza problemi. Purtroppo mi massacrava la schiena, cosa che quello nuovo, assai più leggero, faceva con maggiore discrezione. Ho ripreso a lavorare dopo un periodo di paralisi psicofisica infilandomi in una impresa senza senso invece di sbrigarmi e consegnare al più presto possibile come sarebbe stato sensato e benvenuto. In compenso la mia colonna vertebrale non è mai stata snodata come stasera. Potenza dei mercenari di genio... Dalla fatica sto crollando sullo schermo, ma adesso torno a compilare le mie liste senza senso, come a trovare una barriera a questo schianto nel marasma della realtà. Ancora e ancora. Dopotutto il data entry è meno calorico del vino, no? Non so neanche se farò più in tempo, probabilmente no. E questo è il peggio. La sensazione di crollare sugli specchi da me stessa appesi sulle pareti di una fantasia di sopravvivenza. Meglio che tutto si sveli subito, d'accordo, ma: E uffa, almeno una volta, no! No. Un ragionevole, evidente, comprensibile, savio, logico, scontato, semplice no. Prevedibile. Avrei bisogno che le cose fossero meno prevedibili, a volte. NO! Difficile sentirsi più soli e scricchiolanti di me stasera. O più assurdamente angosciati del domani. Mattina.

mercoledì 4 ottobre 2017

A(hi)/simmetrie

economiche? sociali? ideologiche? di genere? Macché. Se volete comprendere appieno il significato di questa parola, niente di meglio che farvi venire un blocco delle vertebre accompagnato dalla punta di una spada rovente conficcata a fianco della colonna vertebrale all'altezza della scapola, con brachialgia fino a quattro cm dal polso destro in seguito a sconsiderato uso del mouse e non uso del poggiapiedi. Mentre quel braccio vorrebbe disperatamente uscire dal suo alveo perché con ogni evidenza delle corde invisibili lo stanno stritolando con la loro rigidità, il sinistro, sideralmente lontano da cotanta durezza del vivere, insiste: "Ma insomma perché non mangi le brioche? Io non sento niente. Ma proprio niente, guarda. Si puo' sapere perché insisti nel farmi scrivere questo post da solo, facendomi allungare su tutta la tastiera? Vedi come sono stato bravo io, ad arrivare da solo fin qui? Sei un vero pigro, per qualcosa che richiede cosi' poco! Cicala! Fannullone, mentre io fatico per te, tu te ne stai coricato al sole a non fare nulla, in preda a donne e alcool, e hai ancora il coraggio di lamentarti? Ecco, lo sapevo, tu, laggiù, cosa sei! Sei un PIIGS! Vergogna! Devi pagare! Lavora e non protestare. Fa male? Ma quale male, è che non vuoi accettare la sfida competitiva delle riforme strutturali, perché ti piace la bella vita. Ma adesso vedrai, con il vincolo esterno..." Poco importa che il sottofondo semicolpevolizzante fosse " Non ci sono i soldi": l'apparato muscoloscheletrico grazie al cielo se ne infischia. E a un certo punto si ribella. A spese mie che dovro' pagarmi una costosissima fisioterapia, ché si sa la tutela della salute rende gli investimenti non convenienti, come ammonisce Lagarde del FMI in un discorso dei più istruttivi. Nel frattempo la schiena sembra aver fatto bondage con un hare krishna, tappezzata com'è di una ammiccante rete di cerotti rigorosamente arancioni messi li' dal fisioterapista che appena mi ha vista oggi d'urgenza si è messo le mani nei capelli. E sarebbe saggio ora lasciare andare la presa e abbandonare la malefica tastiera.

martedì 25 luglio 2017

Calava sempre il sole con lentezza e con precisione

Se invece di tramontare nell'ozio tu venissi a prendere il the?

Anni fa mi chiedono di aiutare una ragazzina di terza media. Non ha più voglia della scuola, non va d'accordo con la professoressa di lettere, non studia e l'esame si avvicina. Nata in una famiglia senza preoccupazioni economiche, vive con la mamma da poco risposatasi dopo un lungo periodo di sostanziale solitudine, iniziato quando scopri' i tradimenti del marito mettendolo (giustamente) fuori dalla porta. Il marito di lei vuole molto bene alla moglie, ma è autoritario e iracondo. Il padre ha da poco avuto un secondo figlio.
Non ho mai dato lezioni di italiano, non faccio l'insegnante se non per trovare due soldi, ma stavolta ci provo.

La ragazzina è irritata, seccata, vagamente ribelle. Il suo non è certo un problema di difficoltà nell'apprendimento, come i genitori preferiscono credere... Qualunque cosa l' annoia, si stufa e provoca. E ci credo, del resto: il programma di italiano della terza media è cosi' spaventosamente ossequiente e perbenista che farebbe ribellare qualsiasi ragazzino in età decente che già non lo fosse sanamente di suo.
Serve una scossa, se non altro per riuscire a entrare in rapporto con lei, per diventare un minimo punto se non di rifierimento, di fiducia. Poi si potrà parlare di analizzare un testo.

Sulla mia vecchia antologia rintraccio a fatica qualcosa di diverso dal patrio provincialismo letterario e scolastico,  che possa parlare alla fantasia di una preadolescente esasperata dai riti di classe.

E trovo questa:

Di cento soli ardeva il tramonto,
l'estate scivolava verso luglio,
c'era calura:
ciò accade in campagna.
(...)
Dietro al villaggio un buco,
e in quel buco, immancabilmente,
calava sempre il sole
con lentezza e con precisione.
Ma il mattino seguente
di nuovo
il sole sorgeva scarlatto
a inondare l'universo.
E un giorno dopo l'altro
tutto questo cominciò
a irritarmi terribilmente.
E una volta, arrabbiandomi così
che tutto impallidì dallo spavento,
gridai al sole a bruciapelo
" Scendi!
Basta di gironzolare in quell'inferno"
Gridai al sole
" Scroccone! Tu poltrisci tra le nuvole,
mentre io, sia estate o inverno,
seggo a disegnare cartelloni! "
Gridai al sole " Aspetta!
ascolta, fronte d'oro,
se invece di tramontare nell'ozio,
tu venissi a prendere il tè "
Che ho fatto!  Sono perduto!
verso di me di buon grado,
allargando i passi dei suoi raggi,
avanza il sole per i campi.
Non voglio mostrarmi pauroso -
e mi ritraggo indietro.
Sono già nel giardino i suoi occhi.
Già cammina per il giardino.
Entrando dalle porte,
dalle finestre, dalle fessure,
rovinava la massa del sole.
Irruppe e, ripigliando il fiato,
si mise a parlare con voce di basso
" E' la prima volta dalla creazione
che costringo i mie fuochi a tornare indietro.
Mi hai invitato? Dammi il tè,
poeta, dammi la marmellata! "
lett
Man mano che legge la sua espressione cambia. Non crede ai suoi occhi, ride, si emoziona, ha quasi paura di quello che sta leggendo. Davvero si puo' invitare il sole a "cena" e sopravvivere?
Questa ribellione letteraria e poetica al dovere la conquista. Divora la poesia, ne parla in famiglia, legge, ne chiede altre, è conquistata. Non sa nulla dell'autore né del suo periodo storico, o molto poco. La conquistano la forza del testo e la sua volontà, suppongo, di rovesciare le regole del mondo reale, l'irritazione del poeta, la compiacenza del sole. Anche se non troviamo niente di cosi' bello come il primo amore poetico, torna a lezione con il sorriso. (Oggi mi viene in mente che avrei dovuto cercare altri testi di rabbia e ribellione, ma pieni di forza, di luce e di colori come questo, forse.) L'esame non dovrebbe più rappresentare un problema.

Una storia a lieto fine?

Non proprio. Arriva l'armamentario repressivo e imbecille dell'ortodossia scolastica, anzi manco dell'ortodossia scolastica ma della ristrettezza mentale degli insegnanti della medesima.

Ormai le lezioni con me sono terminate da tempo. Al momento di decidere l'argomento della tesina, la ragazza, memore del primo amore, sceglie la Russia. Lavora da sola, io nemmeno conosco la sua scelta. Apriti cielo!!!!!
Una pericolosa infiltrata del KGB a SQQUOLA!!!! Ovviamente eterodiretta da una centrale occulta  che sarei io.

Se la tesina non arriva al Consiglio di istituto, poco ci manca. Le meravigliose professoresse la respingono, il marito della madre gliela riscrive.
Motivo di tutto questo pandemonio? Non aveva parlato abbastanza a lungo dei VANTAGGI e della NECESSITA' dell'ECONOMIA DEL LIBERISSIMO MERCATO. Che ovviamente non è fenomeno storico ma dato immutabile dell'universo.
E poi era fuori dal programma. Ovviamente. Cosa che mi viene rinfacciata da chi mi aveva consigliato alla famiglia (suppongo su indicazione della famiglia stessa). Notoriamente in terza media non si parla del XX secolo, non si studiano i continenti extraeuropei e la Russia ad ogni modo non è in parte europea. Avanguardie letterarie e artistiche, poi. Meglio l'ennesima divagazione sull'alto esempio morale offerto da una bigotta infilzata che ha il diritto di prendere la parola solo quando si tratta dell'integrità del suo imene. E che ad ogni modo non deve neanche prenderci troppo gusto, perché come fa da sola senza un prete, sbaglia.

La mia simpatia per la patria squola non è mai stata elevata. A partire dalla terza media la ricordo come un luogo di squallore, di oppressione, popolata di pavidi parolai e manco di particolare eccelsa competenza. Aggiornamento, poi, zero.

Questa vicenda ha finito di disgustarmene.
Se c'è una negazione totale di cio' che dovrebbe essere la scuola sta in questa vicenda. Alla faccia dello sviluppo dell'autonomia del bambino, della capacità di organizzare conoscenze e svilupparle, dell'analisi del testo, dei legami fra discipline. Della conquista che puo' essere per tutti, per la società intera, appassionare, in qualsiasi modo, un bambino in rivolta alla scoperta, allo studio. E poi lasciare tutto questo lavorare da solo.
Ancora oggi mi si stringe il cuore.

Un lettore disattento che fa l'insegnante ha lasciato una definizione quanto meno frettolosa e poco obbligante a un mio commento. Ovviamente s'è ben guardato dal chiedere scusa. La voglia di raccontare questa triste avventura in parte nasce da li'. In parte da svariati post dscritti da un'insegnante : al momento di scegliere il libro di geografia,  davanti a un'idiota commissaria d'esame che se la prende a vanvera con una tesina, e sulla scelta della tesina medesima.