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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

mercoledì 4 ottobre 2017

A(hi)/simmetrie

economiche? sociali? ideologiche? di genere? Macché. Se volete comprendere appieno il significato di questa parola, niente di meglio che farvi venire un blocco delle vertebre accompagnato dalla punta di una spada rovente conficcata a fianco della colonna vertebrale all'altezza della scapola, con brachialgia fino a quattro cm dal polso destro in seguito a sconsiderato uso del mouse e non uso del poggiapiedi. Mentre quel braccio vorrebbe disperatamente uscire dal suo alveo perché con ogni evidenza delle corde invisibili lo stanno stritolando con la loro rigidità, il sinistro, sideralmente lontano da cotanta durezza del vivere, insiste: "Ma insomma perché non mangi le brioche? Io non sento niente. Ma proprio niente, guarda. Si puo' sapere perché insisti nel farmi scrivere questo post da solo, facendomi allungare su tutta la tastiera? Vedi come sono stato bravo io, ad arrivare da solo fin qui? Sei un vero pigro, per qualcosa che richiede cosi' poco! Cicala! Fannullone, mentre io fatico per te, tu te ne stai coricato al sole a non fare nulla, in preda a donne e alcool, e hai ancora il coraggio di lamentarti? Ecco, lo sapevo, tu, laggiù, cosa sei! Sei un PIIGS! Vergogna! Devi pagare! Lavora e non protestare. Fa male? Ma quale male, è che non vuoi accettare la sfida competitiva delle riforme strutturali, perché ti piace la bella vita. Ma adesso vedrai, con il vincolo esterno..." Poco importa che il sottofondo semicolpevolizzante fosse " Non ci sono i soldi": l'apparato muscoloscheletrico grazie al cielo se ne infischia. E a un certo punto si ribella. A spese mie che dovro' pagarmi una costosissima fisioterapia, ché si sa la tutela della salute rende gli investimenti non convenienti, come ammonisce Lagarde del FMI in un discorso dei più istruttivi. Nel frattempo la schiena sembra aver fatto bondage con un hare krishna, tappezzata com'è di una ammiccante rete di cerotti rigorosamente arancioni messi li' dal fisioterapista che appena mi ha vista oggi d'urgenza si è messo le mani nei capelli. E sarebbe saggio ora lasciare andare la presa e abbandonare la malefica tastiera.

martedì 25 luglio 2017

Calava sempre il sole con lentezza e con precisione

Se invece di tramontare nell'ozio tu venissi a prendere il the?

Anni fa mi chiedono di aiutare una ragazzina di terza media. Non ha più voglia della scuola, non va d'accordo con la professoressa di lettere, non studia e l'esame si avvicina. Nata in una famiglia senza preoccupazioni economiche, vive con la mamma da poco risposatasi dopo un lungo periodo di sostanziale solitudine, iniziato quando scopri' i tradimenti del marito mettendolo (giustamente) fuori dalla porta. Il marito di lei vuole molto bene alla moglie, ma è autoritario e iracondo. Il padre ha da poco avuto un secondo figlio.
Non ho mai dato lezioni di italiano, non faccio l'insegnante se non per trovare due soldi, ma stavolta ci provo.

La ragazzina è irritata, seccata, vagamente ribelle. Il suo non è certo un problema di difficoltà nell'apprendimento, come i genitori preferiscono credere... Qualunque cosa l' annoia, si stufa e provoca. E ci credo, del resto: il programma di italiano della terza media è cosi' spaventosamente ossequiente e perbenista che farebbe ribellare qualsiasi ragazzino in età decente che già non lo fosse sanamente di suo.
Serve una scossa, se non altro per riuscire a entrare in rapporto con lei, per diventare un minimo punto se non di rifierimento, di fiducia. Poi si potrà parlare di analizzare un testo.

Sulla mia vecchia antologia rintraccio a fatica qualcosa di diverso dal patrio provincialismo letterario e scolastico,  che possa parlare alla fantasia di una preadolescente esasperata dai riti di classe.

E trovo questa:

Di cento soli ardeva il tramonto,
l'estate scivolava verso luglio,
c'era calura:
ciò accade in campagna.
(...)
Dietro al villaggio un buco,
e in quel buco, immancabilmente,
calava sempre il sole
con lentezza e con precisione.
Ma il mattino seguente
di nuovo
il sole sorgeva scarlatto
a inondare l'universo.
E un giorno dopo l'altro
tutto questo cominciò
a irritarmi terribilmente.
E una volta, arrabbiandomi così
che tutto impallidì dallo spavento,
gridai al sole a bruciapelo
" Scendi!
Basta di gironzolare in quell'inferno"
Gridai al sole
" Scroccone! Tu poltrisci tra le nuvole,
mentre io, sia estate o inverno,
seggo a disegnare cartelloni! "
Gridai al sole " Aspetta!
ascolta, fronte d'oro,
se invece di tramontare nell'ozio,
tu venissi a prendere il tè "
Che ho fatto!  Sono perduto!
verso di me di buon grado,
allargando i passi dei suoi raggi,
avanza il sole per i campi.
Non voglio mostrarmi pauroso -
e mi ritraggo indietro.
Sono già nel giardino i suoi occhi.
Già cammina per il giardino.
Entrando dalle porte,
dalle finestre, dalle fessure,
rovinava la massa del sole.
Irruppe e, ripigliando il fiato,
si mise a parlare con voce di basso
" E' la prima volta dalla creazione
che costringo i mie fuochi a tornare indietro.
Mi hai invitato? Dammi il tè,
poeta, dammi la marmellata! "
lett
Man mano che legge la sua espressione cambia. Non crede ai suoi occhi, ride, si emoziona, ha quasi paura di quello che sta leggendo. Davvero si puo' invitare il sole a "cena" e sopravvivere?
Questa ribellione letteraria e poetica al dovere la conquista. Divora la poesia, ne parla in famiglia, legge, ne chiede altre, è conquistata. Non sa nulla dell'autore né del suo periodo storico, o molto poco. La conquistano la forza del testo e la sua volontà, suppongo, di rovesciare le regole del mondo reale, l'irritazione del poeta, la compiacenza del sole. Anche se non troviamo niente di cosi' bello come il primo amore poetico, torna a lezione con il sorriso. (Oggi mi viene in mente che avrei dovuto cercare altri testi di rabbia e ribellione, ma pieni di forza, di luce e di colori come questo, forse.) L'esame non dovrebbe più rappresentare un problema.

Una storia a lieto fine?

Non proprio. Arriva l'armamentario repressivo e imbecille dell'ortodossia scolastica, anzi manco dell'ortodossia scolastica ma della ristrettezza mentale degli insegnanti della medesima.

Ormai le lezioni con me sono terminate da tempo. Al momento di decidere l'argomento della tesina, la ragazza, memore del primo amore, sceglie la Russia. Lavora da sola, io nemmeno conosco la sua scelta. Apriti cielo!!!!!
Una pericolosa infiltrata del KGB a SQQUOLA!!!! Ovviamente eterodiretta da una centrale occulta  che sarei io.

Se la tesina non arriva al Consiglio di istituto, poco ci manca. Le meravigliose professoresse la respingono, il marito della madre gliela riscrive.
Motivo di tutto questo pandemonio? Non aveva parlato abbastanza a lungo dei VANTAGGI e della NECESSITA' dell'ECONOMIA DEL LIBERISSIMO MERCATO. Che ovviamente non è fenomeno storico ma dato immutabile dell'universo.
E poi era fuori dal programma. Ovviamente. Cosa che mi viene rinfacciata da chi mi aveva consigliato alla famiglia (suppongo su indicazione della famiglia stessa). Notoriamente in terza media non si parla del XX secolo, non si studiano i continenti extraeuropei e la Russia ad ogni modo non è in parte europea. Avanguardie letterarie e artistiche, poi. Meglio l'ennesima divagazione sull'alto esempio morale offerto da una bigotta infilzata che ha il diritto di prendere la parola solo quando si tratta dell'integrità del suo imene. E che ad ogni modo non deve neanche prenderci troppo gusto, perché come fa da sola senza un prete, sbaglia.

La mia simpatia per la patria squola non è mai stata elevata. A partire dalla terza media la ricordo come un luogo di squallore, di oppressione, popolata di pavidi parolai e manco di particolare eccelsa competenza. Aggiornamento, poi, zero.

Questa vicenda ha finito di disgustarmene.
Se c'è una negazione totale di cio' che dovrebbe essere la scuola sta in questa vicenda. Alla faccia dello sviluppo dell'autonomia del bambino, della capacità di organizzare conoscenze e svilupparle, dell'analisi del testo, dei legami fra discipline. Della conquista che puo' essere per tutti, per la società intera, appassionare, in qualsiasi modo, un bambino in rivolta alla scoperta, allo studio. E poi lasciare tutto questo lavorare da solo.
Ancora oggi mi si stringe il cuore.

Un lettore disattento che fa l'insegnante ha lasciato una definizione quanto meno frettolosa e poco obbligante a un mio commento. Ovviamente s'è ben guardato dal chiedere scusa. La voglia di raccontare questa triste avventura in parte nasce da li'. In parte da svariati post dscritti da un'insegnante : al momento di scegliere il libro di geografia,  davanti a un'idiota commissaria d'esame che se la prende a vanvera con una tesina, e sulla scelta della tesina medesima.

lunedì 10 luglio 2017

Memorandum (nota personale)

C’est un raisonnement d’enfant de 10 ans qui se dit, devant cette purge : « les adultes la prennent bien, si j’en suis capable, ils me prendront au sérieux ». 


lunedì 26 giugno 2017

500 anni dopo

Era cosi'


oggi sono scomparsi l'enclos e il piccolo portico laterale. Lei c'è ancora, sempre circondata dai suoi alberi di melo.






martedì 20 giugno 2017

Page blanche

Devo stampare un documento di 16 pagine.
Domattina all'alba devo partire per Strasburgo e avrei voluto lavorarci sul treno.
La maledetta macchina mi fa sapere che "è occupata". Da chi non si sa perché di certo il padrone di casa piuttosto che ricorrere alla carta manda a memoria la Bibbia intera.
Il suddetto è stato al telefono per fare da guru informatico a una delle sue infinite ex per circa tre ore. Quindi impossibile staccarlo dal monitor credo lavorasse con team viewer o roba del genere.
Insomma alle 10 riesco ad avvicinarmi.
Alle 23 dato che la singora risulta ancora occupata, ricorro all'alta tecnica informatica del "e se provassimo a usicre e a rientrare"?
Evviva, si riscopre libera e stampa.
Sei pagine.
Si ferma esattamente dove incominciano i cambiamenti più significativi che ho fatto al testo, gli appunti per terminarlo domani.
Finito il nero.
Ok, cambio cartuccia e per fortuna che non ho dato retta al padrone di casa il quale, "Lo compro io su internet ché costa molto meno" deve stare ancora decidendo quale sia il browser da aprire per cotanta operazione. Io sono andata in un negozietto di riciclaggio cartucce pirata e ne ho ancora una intonsa.

Tutto sembra riavviarsi, la stampante ricomincia a fare i suoi versetti come un neonato che vagisce aprendo gli occhi.
Pagina mezza bianca.
Seconda pagina: interamente bianca.
Terza, quarta, : la EPSON lava decisamente più bianco.

Chiamo al soccorso, ma l'uomo è ormai nelle nebbie cimmerie e se insistessi sarebbe la volta che mi ritroverei à la rue. Che poi in questi giorni non fa freddo, come di solito accade quando mi minaccia"Tu sais, il fait froid dehors...", no siamo sopra i trenta gradi da tre giorni e per Parigi è una cosa mai vista, quanto le inondazioni di un anno fa.

Mi attacco a internet e scopro che si tratta di cose assolutamente orribili e che probabilmente la testa della stampante è andata.
Due mesi fa mi si è rotta la tablette nuova. Ho aspettato due mesi che me la cambiassero.
Dev'essere l'anno fortunato dell'informatica.
Maledetta.
Arriva persino una zanzara: del resto si sa: le zanzare sono gli unici esseri della terra ad avermi sempre amata senza défaillances.
Accidenti.
Voglio i caratteri mobili, il torchio e gli stracci!!!

venerdì 16 giugno 2017

London's burning (XVII, non XX)

Proprio di corsa e con poca conoscenza delle dinamiche, lo ammetto.
Sono decisamente stufa di sentire gente che prega per degli sconosciuti, o meglio che lo fa sapere a tutto il mondo e morta lì, fatalità. Se uno vuol pregare, preghi nella sua intimità, ne ha il diritto, si tratta di fatti personali. Al massimo contatti una delle organizzazioni che si occupano dei sopravvissuti per comunicarglielo.
Ma pregare è un modo di reagire paralizzandosi davanti agli eventi del mondo. Un esorcismo. Non siamo più nel XVII secolo. Ma sono ancora i quartieri popolari a bruciare*, in questo caso un edificio delle case popolari. E il rogo annunciato di un grattacielo di ventiquattro piani, cioè nemmeno enorme, in una capitale europea tra le più ricche del pianeta, non sotto a un bombardamento, senza che si riescano a tirare fuori gli abitanti prima di lasciarli soffocare dal fumo e ardere dalle fiamme, non richiede preghiere pubbliche, ma ricerca delle cause, individuazione della prevenzione, applicazione della medesima e prevedibilmente lotta contro coloro che non mancheranno di fare osservare che "costa troppo".
Eccchediamine!
E non mi rompete le orecchie con il rispetto, non ci provate proprio, sepolcri imbiancati. Il rispetto in questi casi è uno solo: evitare che il massacro si ripeta. Per fare ciò bisogna capire, decidere e agire. Quindi bisogna innanzitutto parlare. Non il silenzio, mai il silenzio. Il silenzio fine a sé stesso è un insulto, non è rispetto. Il silenzio ributta ogni cosa nella solitudine e nella debolezza dell'individuo che richiude in sé l'angoscia e l'impotenza senza elaborarle.
Il silenzio in casi come questi serve a chi non vuol discutere perché ha paura (o perché non ha voglia di essere disturbato nelle sue certezze routinarie) di non poter controllare la discussione.

P.S.: la cosa non cambia aspetto qualunque sia stata la causa scatenante dell'incendio. Come è possibile in una situazione di pace che non fossero previste vie di fuga in caso di incendio, se sì perché non hanno funzionato, come non sia stato possibile evacuare le persone magari in altro modo dalle finestre o dal tetto in ore e ore di incendio (alcuni si sarebbero salvati perché si sono buttati giù per le scale malgrado i pompieri gli avessero detto di restare in casa altri invece sono rimasti e morti**), come mai si sia propagato il fuoco senza trovare barriere e così via.
Insomma tutto ma non immobilizzarsi in un rituale che là dove bisognerebbe pensare fugge e abbatte ogni azione nell'irrazionale!

*"Aucune de ces contraintes en Grande-Bretagne. «L’analyse de la sécurité se fait projet par projet», a expliqué Jean-Charles Du Bellay à Batiactu. «Pour chaque bâtiment, est nommé un "préventeur incendie" qui analyse le risque. L’un des défauts de cette manière de faire, c’est que sur des ouvrages bon marché, il n’y a pas forcément d’ingénieurs missionnés pour cette tâche.»" Libération, 15 giugno 2017

Il fuoco si propaga con estrema rapidità intorno a tutto l'edificio.

Telegraph: la regolamentazione diviene sempre più permissiva negli anni '80 mentre i controlli sono sempre di meno
Until 1986 all buildings in London fell under the London Building Acts which ensured that external walls must have at least one hour of fire resistance to prevent flames from spreading between flats or entering inside.
But that stipulation was scrapped and from the mid 80s materials on outer walls did not have to be non-combustible, allowing builders to start installing dangerous cladding despite warnings from fire safety chiefs. There hasn’t been a review for 11 years, and since then we have had significant fires both in Britain and abroad, which have been caused by new building materials and lack of risk assessments. 
** The public anger was fuelled by an emerging picture of failings surrounding the safety in the building, including allegations that fire doors had not been fitted, which the police and fire brigade said would form part of their investigation. 
Two separate sources have told The Telegraph that not all the front doors in the tower block were fire-proofed. This is hugely significant because official fire brigade advice to stay put in the event of a fire is based on fire doors offering protection to residents told not to leave the building. Sidani Atmani, 41, said his neighbour on the 15th floor, a man he knew as Stephen, died because he had followed fire brigade instructions to stay in his flat.
“A lot of people died because of what they were told to do,” he said. “It was horrible.”
If there were a lack of fire doors that might also help to explain why the fire spread so rapidly through the building rather than being 'compartmentalised'. RBKC declined to comment as did the management company.
24 ricoverati circa 50 dimessi, trenta nei centri di soccorso, su un grattacielo che ospitava tra 4 a 600 persone. I volontari non riescono a distribuire gli aiuti perché nessuno pare sapere dove siano i sopravvissuti. Si vorrebbe sbagliare pensando che se nessuno sa dove siano trecento persone forse è perché non ce ne sono molti altri. 
Si pensa di evacuare altri grattacieli degli anni '70, ma il problema non era il grattacielo in sé, bensi' pare l'uso di un materiale isolante a rischio.  Si spera che non si verifichino speculazioni immobiliari: i grattacieli di case popolari dell'epoca sono oggi in quartieri ricchi e ricercati. Evacuarli per abbatterli, eliminando la presenza popolare da queste zone potrebbe aprire la strada a costruzioni costose per ricchi e alla deportazione dei ceti sfavoriti dai nuovi quartieri chic.

E comunque: avevamo il modo di fare case di pietra e mattoni, non più di legno. Perché diavolo abbiamo dvuto metterci a farle di plastica?